Società

Domenico Barillà, psicoterapeuta, presenta il suo ultimo libro

Bimbi e tecnologia, ma l’educazione quanto pesa? «Genitori, aprite gli ombrelli

Lo psicoterapeuta Domenico Barrilà è in giro per l’Italia per la presentazione del suo ultimo libro: “I superconnessi. Come la tecnologia influenza la mente dei nostri ragazzi e il nostro rapporto con loro”.

Dalla smaterializzazione della realtà non si torna indietro.
Lo aveva già ampiamente annunciato Negroponte nel 1995 (Nicholas Negroponte, Being Digital, 1995): dall’atomo, unità di misura della materia, siamo passati al bit, l’unità di misura della realtà virtuale.
I protagonisti? La Generazione Z.

Non ci troviamo più di fronte a dei nativi digitali ma a dei veri e propri born mobile. Sono i bambini di oggi, nati con smartphone e tablet in mano. In quello che sembra un rapporto naturale tra bambini e tecnologia, dove si posiziona l’educatore? Lo psicoterapeuta Barrilà illustra, in quello che pare essere più un invito che un manuale d’istruzioni, il compito di genitori ed educatori.

Educare all’uso e non all’abuso, evitare di scadere nell’ipocrisia, esporre i propri figli a legami e non a contatti (social). «L’educazione è una trasmissione testimoniale. Non importa ciò che diciamo, ma quello che facciamo. Siamo legittimati ad educare i nostri figli all’uso visto che noi stessi siamo compromessi con la tecnologia? Cosa stiamo testimoniando?»

«Questa è la realtà nella quale ci troviamo. Quando piove, non possiamo far smettere di piovere ma possiamo aprire l’ombrello. I genitori e gli educatori devono aprire l’ombrello, non trovare nella tecnologia il capro espiatorio delle problematiche a cui vanno incontro i loro figli — ha affermato Barrilà — Il genitore dev’essere colui che mantiene nei figli la nostalgia per la realtà».