Cultura

Intervista al regista Vittorio Vaccaro

In occasione del debutto del suo ultimo lavoro teatrale “Passo di Valzer” abbiamo intervistato il regista   Vittorio Vaccaro.

Raccontami dal tuo punto di vista l’opera e il lavoro che hai fatto per arrivare a ” A passo di Valzer”
Sono tre atti unici di Cechov, tre quadri diversi, riadattati in unico atto di un’ 1 e 10, è un percorso sulla commedia del drammaturgo.

Da dove nasce l’idea?
L’idea è nata dalla compagnia, da un pezzo l’Orso, invece di fare solo questo ho pensato di raccontare altre commedie tratte dall’Amor comico che potessero mostrare un Cechov inusuale, si conosce altro di lui, abbiamo voluto narrare un lato più ironico ma anche profondo.

Mi puoi definire dal tuo punto di vista i tre atti, come li vedi tu?
Il primo è  più barocco, più rumoroso, ritmo elevato, commedia pura, il secondo noir, più malinconico, più vecchio stile, un bianco e nero e il terzo è più asciutto, minimalista, tempi più stretti, più drammatico, più cechoviano.

Qual è lo stile che utilizzi nello spettacolo e che tipo di lavoro hai fatto sul palco?
Ho lavorato  sullo spazio, profondità, pulizia della messa in scena, diagonali e pulizia dell’attore in scena.

Qual è il tuo rapporto con gli attori in generale?
Essendo attore, lavoro molto sull’attore, parliamo la stessa lingua, quindi mi piace avere un rapporto vicino, gli attori devono fare teatro,  mi piace sapere le difficoltà ma anche le potenzialità di un attore,  mi permetto di andare oltre perchè so cosa c’è dietro. Un attore non deve raccontare il teatro, lo deve fare, deve agire e noi come pubblico ci facciamo il nostro teatro, il nostro “film”.

Quanto sono importanti le scenografie in questo spettacolo?
Nello spettacolo le scenografie prendono vita, diventano motore di un cambiamento continuo, un continuo trasformarsi, vedrete valigie e specchi che indicano un divenire continuo. Per gli attori sono parte di loro, le muovono con loro, le valigie diventano tutto, parte del racconto. C’è dinamismo pulito, grande confusione ma con molta chiarezza.

In quanto tempo avete lavorato alla messa in scena?
L’Opera è stata costruita in 21 giorni, debutta ad Enna e gli utili dello spettacolo saranno devoluti ai bisognosi e poveri della città.

Quale sarà il futuro dell’opera? la vedremo in scena in altri teatri?
Spero di si, la produzione deciderà sul futuro della commedia. Potrebbe essere un ottimo spettacolo anche per il periodo estivo in spazi all’aperto. vedremo….